vinicio_a_dimartediMi chiamano al cellulare alle 17 di Martedì 24 Febbraio. Una ragazza si qualifica come giornalista della trasmissione “Di Martedì”, condotta da Giovanni Floris.

- Vorremmo invitarla a Roma alla trasmissione di questa sera.
- Quale argomento trattate?
- La povertà.
- Chi sono gli ospiti?
Mi vengono detti i nomi: Boldrini, Abete, Meloni …
- Posso venire.
- La richiamerò tra poco e le farò sapere.

Altro squillo:
- Giovanni è molto contento, la contatterà una ragazza per i dettagli. Se vuole la mandiamo a prendere e se vuole può pernottare a Roma.

Valentina, la seconda ragazza, chiama per l’organizzazione: chiedo l’indirizzo degli studi. Preferisco andare con un mio mezzo e rientrare in serata. L’appuntamento è per le 22. Sono a destinazione un po’ in anticipo: via Tiburtina 521 a Roma, presso “Los studios”.

Valentina mi accoglie e mi offre qualcosa da bere e da mangiare in un angolo del teatro, ricavato con polverose tende oscure. Preferisco rimanere fuori: dispenso la ragazza dallo starmi addosso. Mi presenta il microfonista per le 22.30.

E’ una serata piovosa anche a Roma. Passeggio nel cortile di un complesso degradato, caratteristico della periferia, una volta industriale, di Roma. La struttura è dell’epoca del fascio non curata e non rinnovata; conto tre teatri. All’aperto, sotto una pensilina, tre vigili del fuoco chiacchierano dei loro turni. Quel posto semibuio suscita tristezza e solitudine.

Mi microfonano e aspetto che mi chiamino. Scopro che alcuni pezzi della trasmissione sono stati già registrati. All’interno la coreografia è di cartapesta. Luci soffuse, strutture con tubi innocenti: una folla che è lì da molto tempo.

Non mi hanno detto nulla, né mi informano su quali saranno gli argomenti. In trasmissione saluto gli ospiti e, dopo il benvenuto, mandano un servizio sulle pensioni. Anziani preoccupati di non potercela fare; gente che deve stare attenta alla spesa, che si arrangia per racimolare qualcosa. La domanda a bruciapelo.
- Che ne pensa lei, dal suo punto di vista?

Esprimo il mio pensiero sulle disuguaglianze: faccio notare che fino a che vivranno insieme due anziani riusciranno a sopravvivere, ma se dovesse rimanere uno dei due è la fine. Distanze infinite tra 550 euro di pensione per alcuni e 50 mila per altri. Un “cesto” di ingiustizie su cui nessuno ha messo mano.

Vorrei motivare il mio punto di vista. Ma il minuto del mio intervento è scaduto e inizia il “duello rusticano” tra destra e sinistra.

Noto che alcuni applausi sono spontanei, altri incentivati da un capo coro. Comprendo subito che sono capitato nel posto sbagliato, in occasione sbagliata. Ma non mi innervosisco. È andata. Assisto al proseguo della trasmissione: vengono affrontati i temi della sanità, della concorrenza, delle assicurazioni, con servizi e dibattito. Almeno sulla sanità potrei dire qualcosa. Ma il giro degli interventi mi salta.

Giovanni Floris, dopo un’ora, mi sussurra “ti farò concludere”.

Faccio appello alla morale che dovrebbe spingere a trovare soluzioni più eque e giuste. Anche il mio secondo minuto di intervento è terminato. La trasmissione va verso la conclusione.

Torno a casa e rifletto sulla mia comparsa a teatro e sui temi trattati. Stamattina una signora mi ha chiamato per dirmi:
- Sei sempre lo stesso: bravo per aver detto cose giuste; hai parlato poco e non hai partecipato al bla bla dei soliti...

Rimane il dubbio se vale la pena impiegare fatica e tempo per simili teatri.